24.12.11

Merry Christmas

Voglio lasciarmi sorprendere dal pianto di un bambino che grida al mondo la sua presenza.
Voglio meravigliarmi davanti al mistero della vita che nasce.
Non voglio vivere questo giorno come se fosse un abitudine, come se fosse "il solito Natale".
Guardo la casa di Betlemme e vedo una famiglia riunita con tanti timori per il futuro e la gioia di un figlio.
Chissà a cosa pensavano Maria e Giuseppe in quella notte, chissà quali e quante domande portavano nel cuore...magari, come me, volevano lasciarsi sorprendere da Dio.
Un Dio che si vuole sorprendere dell'uomo e un uomo che vuole lasciarsi sorprendere da Dio, che bello!
Voglio un Natale sorprendente perché i bambini lo sono sempre.
Voglio che, più degli altri, questo bambino porti luce al mondo.
Buon Natale di Gesù.

24.8.11

Arrigados y radicados en Cristo, firmes en la Fé

Li vedi e sono tanti. Una massa che si perde a vista d’occhio.

Rumorosi.

È il numero che ti spaventa e che ti atterrisce.

Sembrerebbe che non ci siano più motivi, oggi, perché si creino gruppi umani così grandi, strutturati, motivati dallo stesso leader. Sembrerebbe non ci sia più scopo perché ci si riunisca in una folla oceanica condividendo tutti lo stesso tutto.

Fanno paura le folle scriteriate delle manifestazioni, portano spesso disagio, violenza. Sono spesso espressioni di rabbie represse, di soprusi, di egoismi che vogliono emergere e lottare per affermare l’ideale, magari imporlo ad ogni costo.

Spaventano, le genti radunate in gran numero, soprattutto quando lo sono senza motivo, manifestano la non violenza, si mascherano dietro la difesa dei diritti di ognuno ma sono attenti a non rinunciare ai propri, anzi, appena possibile, ciò che conta diventa il guadagno ad ogni costo anche solo di un poco di notorietà, di potere, di diverso dal solito.

Non ti capaciti di un numero così grande, possibile solo ai grandi imperi che costruiscono eserciti violentando la libertà, costringendo ad esserci per sopravvivere, dire ciò che non si pensa per continuare l’esistenza.

Eppure questi erano due milioni ed erano liberi.

I numeri variano a seconda delle varie agenzie di stampa a cui ci si riferisce, ma anche le più politicamente schierate hanno dovuto ammettere cifre non inferiori al milione e mezzo.

Questi “due milioni” non intendono lottare, non combattono, non contestano, non distruggono, non impongono.

Ridono, ballano, cantano, gridano slogan di gioia, di affetto verso chi li ha convocati e che il resto del mondo continua a criticare, offendere, insultare, spesso solo per profonda ignoranza o per l’idea della massa che non sa sostenere ciò che afferma.

Pregano, in gruppo o da soli, immersi in un silenzio assordante che scandalizza il mondo di oggi.

È il popolo (sì, perché due milioni sono un popolo) dei giovani della GMG.

Ancora oggi come ieri, derisi, offesi, a volte discriminati, sbeffeggiati da chi non sa ammettere l’evidenza di un miracolo. Da chi preferisce restare superficiale e non entrare nelle profondità del mistero. Da chi è semplicemente volgare e non vuole sapere, oppure, da chi con i suoi (soliti) sproloqui non fa altro che mostrare disagio, sofferenza e incomprensione.

Due milioni hanno avuto meno risalto di poche centinaia che li hanno contestati, questo è ridicolo. Ma si sa, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

Dicono che la società oggi sia vuota di valori, liquida e povera di senso. Tutto vero.

Ma c’è una silenziosa foresta che cresce che dimostra anche il contrario.

I motivi per vivere ci sono, i valori esistono, il senso è e sarà sempre quello.

Tutto questo costa impegno, fatica, costa sofferenze e decisioni forti. Costa “la porta stretta” angusta e faticosa e costa lo sforzo di non lasciarsi ammaliare dalla “porta ampia” e lastricata d’oro e di facili, effimeri, guadagni.

Non sono solo belle parole.

Non sono ideali utopici di cui riempirsi la bocca.

Parlano i fatti e le scelte concrete di vite vissute veramente nella fede in Cristo e nella Chiesa.

Ed è sempre così, da ventisei anni a questa parte, almeno.

Ciò che fa tremare, tuttavia, non è solo il numero, ma l’età media di questa folla: ventidue anni.

Giovani, quindi, radunati dal Papa (sì, quello che non si smette mai di contestare nei salotti delle nostre televisioni), per vivere un’esperienza di Chiesa (sì, quella che non si fa altro che criticare sui giornali) nell’incontro con Cristo (quello che solo chi ha fede può cercare di conoscere).

Giovani motivati solo dalla gioia del Vangelo che dicono al mondo che credere in Cristo non solo è bello, ma è l’unica cosa che può dare senso al tutto.

Radicati in Cristo e saldi nella fede.

Li si potrebbe credere dei folli, in fondo, i giovani sono quelli che più si lasciano trasportare dagli ideali, che non hanno capacità di restare con i piedi per terra, che cavalcano l’onda del momento.

Ma questi giovani hanno qualcosa di diverso.

Lo vedi anche solo se ti fermi per un attimo a guardarli. Hanno coraggio da vendere, hanno speranze che li sostengono, sono coscienti della fatica che fanno, dei pesi che portano e che non sarà semplice vivere la Buona Notizia.

Alcuni passano dalla croce.

Tutti però sorridono perché sanno che la vita vale la pena di essere vissuta al massimo dandole senso in Gesù.

Sognatori?

No. Sanno che ciò che cercano di vivere è la Verità, quella che la postmodernità e il relativismo tentano continuamente di cancellare dalle nostre vite.

Quella che secondo il nichilismo è morta da tempo. Quella alla quale mediocrità e superficialità chiedono di non pensare.

Loro, i “due milioni” di giovani della GMG, “vivono nel mondo ma sanno di non essere del mondo”, non abitano dimensioni parallele o isole disperse hanno le radici nella terra di Cristo e i loro rami svettano come mani alzate verso il cielo.

13.6.11

Exit (agli studenti che prendono il largo)

Ti immagino così, in cima ad una scala, davanti ad una porta aperta sul futuro di cui non si riesce a scorgere nulla.
Per poter anche solo vedere quello che c'è oltre ti è necessario fare il passo, varcare la soglia, provarci. Devi prendere coraggio, la luce illumina solo il presente e il passato, oltre la soglia c'è buio da riempire con la decisione.
Ti guardi intorno e vedi tutti i passi che hai fatto per giungere a questa meta, non ne puoi cancellare nessuno, nemmeno quelli che vorresti dimenticare o che ti hanno fatto soffrire.
Vedi quando sei stato contento, quando ti sei sentito - forse anche solo per un attimo - vivo.
Ti guardi alle spalle e trovi la vita che ti sei costruito fin qui, e ti accorgi che c'è anche quella che gli altri ti hanno aiutato a costruire o che magari hanno costruito per te.
In questi anni ti sei accorto di come sia bello vivere, ma anche di come sia estremamente difficile farlo, sei cresciuto.
Se ti guardi nello specchio ti rendi conto che anche solo pochi anni fa non avevi esattamente quelle sembianze, fisicamente forse non sei diverso, dentro però sì.
Magari non capisci ancora bene il vortice che ti ha condotto qui, ci sono dei passaggi incomprensibili, inspiegabili, però ci sono e ti hanno cambiato, ti hanno fatto crescere, ti hanno plasmato.
Momenti, attimi, relazioni, sofferenze, pianti, amori, passioni, incontri, gioie, riflessioni, divertimenti, scelte...
Già, le scelte... quelle che hai fatto e quelle che stai per fare, di cui percepisci la gravità, sempre più importanti, sempre più definitive, sempre più chiamate ad identificare l'uomo che sarai.

Ti immagino così davanti a quella porta, con un bagaglio sulle spalle fatto di passato, con nel cuore la gioia del presente, con nell'anima i desideri del futuro, le speranze e i sogni che colorano i tuoi giorni.
Ora non ti resta che varcare la soglia con la speranza che sia bello e il coraggio di lottare perchè lo sia davvero.
Non è vero che "uno su mille ce la fa", è vero, invece, quello che il gatto di Sepulveda disse alla sua gabbianella "vola solo chi osa farlo".
E io ti auguro di volare alto, dove si respira l'aria pura e si assapora la brezza dell'essenza di noi, dove c'è l'essenziale.
Quando varcherai quella soglia non cambierà molto, ma sarà tutto sotto un'altra luce.
Ti auguro di essere l'uomo vero che sei chiamato a diventare,
un cercatore di tesori, un assetato di Verità, senza accontentarsi di essere un uomo a metà - "il chicco di frumento se non muore non porta frutto" - .

Ora ti saluto e lo faccio forse peccando di vanità, ma concedimi per un attimo di prendere in prestito le parole di Saint-Exupéry ed essere la tua volpe:

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Grazie per i giorni vissuti insieme e Buon cammino!

11.5.11

Coffee break

Viene dal Senegal, avrà vent'anni e non so come si chiama.
Lo sguardo è piuttosto spento, non so se è il sole che brucia davanti a noi a infastidirlo, sembra d'ebano. Il suo corpo non è possente sembra un po' gracile, ma ho ragione di credere che sia molto resistente. Porta sul volto qualche cicatrice e chissà, se potesse scrivere la storia di ognuna di esse, quali racconti esotici e quante avventure ne verrebbero fuori.
Sorride; è impressionante come trovi la forza di farlo, sorride sempre, saluta, offre la mano a chiunque, non si tira indietro, anzi, è colui che si propone. I suoi denti spiccano bianchi sul suo volto nero che racchiude due splendidi occhi scuri.
Chissà cos'erano abituati a vedere quegli occhi...
"Ciao Boss!" comincia così il nostro incontro e subito ci stringiamo le mani. La stretta non è forte come mi sarei immaginato e la sua mano scivola subito via come se non avesse più forza di stringere.
Mi chiede se sto studiando o lavorando, rispondo che lavoro. Chiedo da dove viene, lo chiedo con un po' di sufficienza. La sua pelle parla di terre lontane e già ho dentro di me la risposta, Africa. Generica risposta che dice tutto e niente, come se tutta l'Africa fosse uguale.
"Senegal", risponde, e subito mi rendo conto di come sono ignorante, non saprei nemmeno dove collocarlo il Senegal su una cartina dell'Africa.
"Se non si lavora non si mangia" mi dice con un italiano stentato e molto svogliato, "anche io lavoro, cammino, cammino su e giù. Fino che ora lavori? le sei? o fai la notte?"
"Lavoro fino alle sei, e tu?"
"Anche io, sei, cinque e mezza...Tu vivi a Milano?", rispondo di sì, sarebbe troppo lungo spiegarli dove abito, che non sono proprio della città ma che vengo da fuori, voglio tagliare corto mentre continuiamo a camminare sotto il sole.
"E tutti i tuoi parenti vivono a Milano?" "Sì".
A quel punto, dal suo silenzio, intuisco che lui è solo e chissà da quanto tempo non vede le persone che ama.
Chissà da quanto tempo i suoi occhi non vedono più il cielo azzurro del Senegal, gli spazi aperti, i volti della sua gente.
Mi invita a comprare un libro della sua terra. Lo rifiuto.
Ho la casa piena di libri e sinceramente non mi interessa acquistare delle poesie africane. Già altre volte, per sbrigarmela con alcuni suoi colleghi ho accettato il libro dell'Africa e non l'ho nemmeno trovato interessante.
Non insiste.
Strano, gli altri venditori erano più oppressivi.
Mi chiede di dargli qualcosa per mangiare, per pagarsi il caffè.
Solitamente rifiuto anche questi gesti, credo che uno i soldi per mangiare se li deve guadagnare e non elemosinarli. Ma sono due i motivi che mi fanno scegliere di dargli una moneta.
Il primo è che, in fondo, lui sta lavorando e quindi i soldi se li sta guadagnando.
La seconda ragione è dovuta alla sua richiesta: "un caffè".
Penso che ad un amico non lo si possa mai negare un caffè.

Nel pomeriggio mi ritrovo piegato sui libri in preda al sonno. Ho bisogno di un caffè per restare sveglio.
Esco dalla biblioteca e, mentre vado verso il distributore, mi accorgo di non avere i soldi contati e la macchinetta "non da resto".
Già rassegnato a dover lasciare il mio resto al fortunato caffeinomane che sarebbe arrivato dopo di me, trovo un compagno di corso e lo disturbo. Spero nella provvidenza, magari lui avrà da cambiarmi la moneta!
"Ciao, scusa hai da cambiarmi 50 cent?"
"Guardo, sì dovrei averli...ah no, ne ho 30, bè senti, non preoccuparti oggi ti offro io il caffè".

23.2.11

Pause

Ci sono momenti in cui sento il cervello talmente pieno di pensieri, ansie, preoccupazioni, progetti che sembra stia per scoppiare.
Ogni cosa che cerco di fare finisce con l'essere svogliata, povera di impegno, inconcludente.

Serve una boccata d'aria fresca.
Serve un po' di calma, una passeggiata, entrare un attimo in me stesso per cercare di capire qualcosa. Difficile, costoso, ma è l'unica alternativa alla tentazione di non pensarci e far finta di nulla, atteggiamento palliativo che rinvia lo scontro.
Carpe diem... mai slogan fu più abusato... lo si usa riferito a tutto e lo uso anche io per ricordarmi che ogni attimo può essere quello giusto per prendersi un tempo dedicato allo spirito.

24.1.11

"Il gusto pieno della vita"

Sospeso su di un filo.
Atterrito dal baratro che brama il suo passo falso,
sta, funambolo,
in equilibrio.
Costruendo il cammino verso la meta,
lentamente, un passo dopo l'altro.
Un respiro profondo senza perdere la concentrazione.
Un altro passo che sfida la gravità.
Braccia aperte, tese.
Come per accogliere ciò che verrà.
Sguardo fisso dritto avanti a sè.
Un passo ancora.
Coraggio e paura si confondono.
Sotto il vuoto.
Sopra il cielo.
Danza sul filo, gode di ogni attimo.
Un passo in avanti senza cadere.
Ogni passo vale il tutto.
(A.Z.)

21.12.10

Dies Natalis

"Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si fece Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio [...] per questo, Dio ci ha dato come segno della nostra salvezza colui che, nato dalla Vergine, è l'Emmanuele"
(S. Ireneo)

Dio si fa una casa tra gli uomini perchè gli uomini possano trovare la strada per tornare alla loro casa delle origini, il luogo dei loro affetti, della loro gioia della loro libertà dove finalmente, contemplando Dio, si sentiranno vivi.
Buon Natale a tutti, quelli che credono e quelli che non credono, perchè il "logos" incarnato è per ogni donna e ogni uomo che vivono sotto questo cielo.